Qualche commento ai campionati italiani Laser 2 come visti dalla nostra propinetta
Centro formazione velica Skiffsailing
Dongo 22-23 luglio 2006

Prologo:
il giorno prima della regata alcuni individui (me compreso) vengono visti aggirarsi con fare sospetto dai 40 Ruggenti (negozio di vela di milano) a comprare cose assurde (tipo lubrificante asciutto, antisdrucciolo ecc.) che certo gli varranno posizioni in classifica. Si nota anche incremento fatturato negri nautica nell’ultimo mese e, per i più accorti, ordini oltre oceano. Il giorno della regata alcuni di questi individui sono ancora li sporchi di CRC (e grondanti sudore) a cercare di capire come cambiare le varee del tangone senza il Titta (ndr noto deus ex macchina del lago di como).
Si rivedono, come ogni anno per questa occasione, grandi personaggi come Luca Koradi che, dopo aver spaventato tutti con prodiere monstre lo scorso week end in allenamento scopre che il predetto ha inopinatamente promesso assistenza al circolo ospitante, al che Luca gli chiede “ma non hai un fratello” e arruola il fratello dodicenne ma gia’ timoniere 29er.
La famiglia Pagliero non delude e da barcellona/bruxelles schiera due barche (una piccola parte di quello che potrebbero schierare) con neoacquisto di un’amica (Simona da Genova) che speriamo di rivedere da queste parti.
Dal punto di vista dei numeri si torna a grandezze da tempo dimenticate: 18. Il che credo faccia di noi la nazione con la classe laser due più numerosa.
Campo di regata, come la domenica precedente per i 4000, dinanzi a base dongo anzichè come sperabile nella più bella pianello (scopriamo poi che li c’erano le star, TORBEN compreso, per cui ubi maior…). Il risultato è che non ci sono quasi alternative tattiche.
Primo giorno
Quando tutti siamo pronti a partenza si nota Daniela che si aggira con sguardo furente alla ricerca di Filippo, che aveva deciso che giustamente nulla vieta una vasca per shopping a monza il giorno dell’italiano, e si presenta all’una in punto a dongo e si stupisce di trovare solo carrelli, fidanzate di velisti, neonati e la suddetta daniela non proprio di buon umore.
La riga di partenza è immensa, per cui c’è un sacco di spazio per entrare e si crea una pancia mostruosa a metà.
Episodio saliente della prima regata: dopo la partenza, più o meno a un quarto del primo lato notiamo che ale e betta scendono con lo spi in senso inverso, e pensiamo che stavolta l’hanno fatta troppo grossa, anche per loro. Quando poi, sull’ultima parte del primo lato, i suddetti arrivano da sinistra nei primi cinque, la raffa comincia a ripetere per cinque minuti (tipo in shining “il mattino ha l’oro in bocca”): non e possibile, non è possibile, non è possibile… ; poi ovviamente hanno pure vinto, per cui eravamo già pronti alle mazzate. Noi siamo belli indietro per aver lasciato il lato sinistro (di gran lunga favorito, per tutto il week end). Anche grazie a questa geniale tattica attendista evitiamo di trovarci nell’accrocchio mortale della successiva boa di poppa in cui svetta su tutti un urlo: IO VI PROTESTO TUTTI!(Ndr: In effetti per tutto il we per qualche instintivo spirito di sopravvivenza ci troviamo lontano da tutte le urla e cocci che pur ci son stati, a conferma del fatto che agli italiani non si scherza).
Alle partenze andiamo discretamente per i nostri standard (quindi solo una barca dietro ale e betta), una volta facciamo pure (con cane) un partenzone mura a sinistra; peccato che con vento debole siamo un po’ pesantucci e ci rimangiano in molti (in particolare Viviana fa delle prime boline da antologia).
Una delle cose belle di non capirci niente del vento è che noi lo spi lo si mette sempre e comunque al (presunto) traverso, per cui a volte ci va bene, a volte meno, ma ci si prova sempre.
Episodi da non dimenticare: daniele che alla seconda prova aime’ fa lo stesso errore che avevamo fatto a gravedona lo scorso anno e non lascia l’ultima boa, molto giù rispetto al solito, a sinistra. Per il noto effetto pecorone molte delle altre barche a quel punto seguono Daniele e vengono protestate direttamente dalla giuria.
Gabriele, del circolo ospitante, fa delle cose assolutamente mai viste prima, tipo distribuire bottigliette d’acqua ai regalanti (a me scappa la mia in acqua ma mi butto sott’acqua con giubbetto e tutto e la salvo).
Noi a fine primo giorno un po’ depressini non tanto per il risultato (al netto della squalifica di Daniele, 4, 2, 4), quanto per le prestazioni (prendevamo mazzate in poppa e traverso). Il che va benissimo in generale, ma ci eravamo fatti un discreto mazzo nei due week end precedenti (tipo allenamento di tre ore e fischi al giorno), ci siamo pure persi i goal della finale (coda di 20 km per milano), e quindi si riaffacciava a bordo l’antico detto: la vela fa schifo. Poi ci si è pure bucato lo spi nuovo, usato la prima volta in regata per non sciuparlo…
La sera arriva l’acquazzone che poi ci avrebbe accompagnato ogni sera, passato il quale andiamo alla Trave e magniamo fino a dover implorare di andarci piano con la carne.
Secondo giorno
Si passa un’oretta con caldo atroce immobili in mezzo al lago. Alle due, quando la gente comincia a disperare, si nota nell’ordine: venticello sia pure dalla parte sbagliata (tipo da dongo), chiazza verso pianello, e cannone che segnala la partenza delle star. Al che ci si infila il trapezio e dopo un po’ arriva un’arietta fresca dalla parte giusta che è quasi un miracolo.
Daniele tenta partenza molto aggressiva e viene fischiato OCS per qualche secondino di anticipo. Al che, capito come si fa, alla regata successiva Daniela si sente chiamata in causa e parte almeno trenta secondi prima e viene fischiata a sua volta OCS dalla implacabile giuria.
Episodio saliente: Luca Koradi regata senza stick timone causa rottura, finisce, va a base a cambiarlo e parte in testa nella seconda regata.
Non capisco se perché è arrivata un po’ di arietta, oppure perché abbiamo archiviato lo spi nuovo che portava sfiga, noi andiamo benissimo (tipo 1, 2, 2), soprattutto in poppa, e ci riconciliamo con la vela, almeno fino alla prossima.
Terzo giorno
Riunione di classe tranquilla, assegnazione dei ministeri, incasso delle quote sociali (a me non so perché mi mettono sempre a far sti ruoli) e preparativi per partenza. Del tutto inutili, posto che la cippa che avevamo evitato il giorno prima stavolta è risultata inesorabile.
Note
Non si capisce se lo facciano perché sono più grossi e non riescono a controllare il mezzo, oppure perché sono più grossi e quindi prepotenti, fatto sta che per due giorni i quattromila se ne fottono delle precedenze e puntano coi loro bompressi le nostre barchine.
Giuria simpaticissima (e brava): ogni primo arrivato gli cantano un triplice hip hip hurra’ che oltre a commuovere i fortunati che arrivano primi serve anche a fugare ultimo dubbio di esser stati OCS in partenza.
Serate bellissime al circolo: sembra di stare a una festa a una scuola di vela (appunto) e infatti il mirto scorre copioso. ‘Sto circolo è proprio geniale: ti prendi la birra, la segni sul foglietto, usi gli attrezzi, ti addormenti sui divani, insomma è una specie di repubblica di utopia.
Una nota finale per chi ha tempo e voglia di allenarsi: tre quarti delle regate che facciamo al nord sono nei due/tre km tra pianello e dongo, dove il vento è forte ma più costante che a domaso. Per me, a prescindere dal circolo di appartenenza, bisognerebbe allenarsi lì. Tanto più che, ahimè, è statisticamente quasi impossibile trovare qualche socio di allenamento a Domaso, mentre è quasi matematico trovarne davanti a dongo…
Cose assolutamente da migliorare per noi: issata al traverso, strambata alla boa di poppa pre- traverso, controllo fiocco al traverso.
Stefano (ITA 9694)